giovedì 8 giugno 2017

ELLA GODA-"ELLA GODA"


ELLA GODA: è uscito l'omonimo disco d'esordio all'insegna di un cantautorato power-pop electro-chitarristico

ELLA GODA-"ELLA GODA"

Disponibile in formato fisico e digitale su etichetta Bulbart!

LA CURA SCHOPENHAUER


E’ stato rilasciato in formato fisico e digitale su etichetta Bulbart l'omonimo disco di debutto degli Ella Goda, nuovo progetto di Brian Zaninoni, Sebastiano Pezzoli e Marco Towers. Tre musicisti con alle spalle esperienze e ascolti diversi che si cimentano a modo loro con la difficile arte del power-pop, come accade nel primo singolo “La cura Schopenhauer” il cui videoclip è stato presentato nelle scorse settimane in anteprima su MTV New Generation.
“Ella Goda” verrà presentato con un release-party domenica 23 aprile all'Edoné di Bergamo, primo di una serie di concerti che vedranno la band portare in giro le nuove canzoni nei prossimi mesi.

Dice Wikipedia che il power-pop è “un sottogenere del pop rock, che si caratterizza per l'utilizzo di melodie semplici ed essenziali ispirate ai gruppi anni '60, combinate con riff di chitarra abbastanza potenti, e da una struttura ritmica tipiche dell'hard rock.” Ecco: sostituendo l'hard rock con il drumming veloce e dinamico del punk e aggiungendo una dose sensibile di elettronica avrete gli Ella Goda. E avrete anche questo piccolo gioiellino a base di canzoni popular electro-chitarristiche dal suono pieno, vero e dall'efficacia seriale, capaci di rimanere in testa al primo ascolto e non andarsene più.

Sanno assolutamente cosa vogliono fare gli Ella Goda e lo fanno benissimo (da soli, perché il disco se lo sono prodotti autonomamente). Partono dalle loro influenze, le più disparate e lontane possibili – che pescano dal cantautorato, dal funk, dal brit e dal punk – e portano un pezzo di America anni '90 nella Valseriana (Bergamo) da cui provengono, mescolandolo a un gusto pop tipicamente italiano in curvature melodiche a presa rapida con robuste accelerazioni rock. Per costruire strofe argute e ritornelli killer di deliziosa perizia architettonica, irrorati con quanto basta di elettronica vintage e qualche citazione funzionale (l'omonimo romanzo di Irvin Yalom in "La cura Schopenhauer", una poesia di Marco Ardemagni in "Uomo o cosa"). Infine lasciano che le parole s'appoggino e scorrano sulle strutture con la (finta) semplicità di chi conosce la fatica artigianale di scrivere canzoni non solamente belle, ma anche nostre.


Nostre nella capacità di migliorare le giornate e instillare piccole grandi riflessioni sull'esistenza. Nostre nell'essere piacevoli e divertenti, ma anche accoglienti e importanti. Nostre nel fare sentire meno soli quando lo si è, e più felici quando la felicità non manca. Sta tutta qui, in fondo, la misura che distingue il pop sciatto ed evanescente da quello lucente e pensoso degli Ella Goda e delle loro canzoni che, molto semplicemente, fanno stare bene. 

(foto Denis Maffeis)
  
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