martedì 6 agosto 2019

Editoriale MAT 2020 dedicato al ricordo del Festival di Woodstock 50 anni dopo



Woodstock e dintorni…

Cosa sarà accaduto alla vita di questa giovane donna? Sarà riuscita ad esaudire il suo sogno carico di senso di libertà? Oppure una vita complicata le avrà impedito di arrivare ai giorni nostri? Dovrebbe aver superato i settanta, ma non da molto tempo… un’età accettabile.
E la sua piccola? Dovrebbe essere oramai matura… 53… 54 anni?  Che ne sarà stato della sua vita? Sarà riuscita a superare le difficoltà che, almeno apparentemente, nascono nella tipica famiglia “libera” degli anni ’70?
E quale sarà stato il rapporto tra le due anime? Tra un mese si ritroveranno a Woodstock per ricordare o basterà farlo comodamente seduti sulla sedia a dondolo del giardino di casa?
Entrare nelle vite dei giovani di 50 anni fa, in quella particolare situazione, sarebbe davvero emozionante, ma non ci è concesso.
Quello che possiamo fare e fornire qualche testimonianza e raccontare la storia attraverso i pensieri di persone autorevoli, alcune persino presenti a Bethel in quei giorni magici di metà agosto del 1969.

Il numero speciale di MAT2020 dedicato a Woodstock è nato per caso, la solita scintilla che scocca all’improvviso.

La conformazione di MAT2020 - un impegno totalmente gratuito - impedisce di fatto un’organizzazione logica delle cose, ciò che invece accadrebbe in una redazione fatta da professionisti. Noi siamo professionali… super professionali, ma il tutto si potrebbe tradurre in “passione e voglia di condivisione”, certo, se fosse il nostro mestiere, saremmo inarrestabili!

Il numero su Woodstock nasce quindi con le solite premesse, il lancio dell’idea ai collaboratori, la piena libertà espositiva per ciascuno di essi, e il provare sommessamente e dividere gli argomenti, disegnando un layout adeguato, facendo opera di sintesi.
Ciò che ne è venuto fuori è, a nostro giudizio, inaspettato, e oltre ogni più rosea previsione, soprattutto perché soddisfa noi in primis e ci porta a dire che un contenitore simile probabilmente non esisteva.

Celebrare Woodstock, almeno per chi scrive, non è “uno dei tanti argomenti possibili”, ma un atto dovuto, perché evento che ha profondamente inciso su di una vita intera… ma non è questa la pagina dedicata al… lasciarsi andare attraverso i sentimenti personali.

Molti hanno aderito a questa iniziativa, anche chi non è tra i tradizionali collaboratori.

Alla fine abbiamo scelto il taglio “Woodstock e dintorni”, nel senso che l’anno 1969 è stato raccontato oltre i tre giorni del festival, e sono stati elencati, ad esempio, gli eventi di quell’anno, gli album significativi, i 45 giri, i film, la moda, i profumi…

Una settimana prima della messa in scena del Festival, sulla costa opposta, la strage di Bel Air perpetrata dalla Family di Charles Manson ai danni di Sharon Tate & friends, rappresentava il rovescio della medaglia, un pezzo di storia macabra che abbiamo cercato di delineare. Così come abbiamo provato a chiudere idealmente il cerchio descrivendo l’episodio di Altamont, avvenuto quattro mesi dopo il festival.

Ovviamente ci siamo basati su elementi oggettivi, con una sorta di riassunto di quanto accaduto affidato alla penna di Andrea Pintelli, con qualche curiosità presentata da Angelo De Negri - come l’aspetto delle partecipazioni e dei compensi -, e un pò di storia dei protagonisti “non musicali” curata da Athos Enrile, che ha aggiunto nota relativa al suo personale incontro con Eddie Kramer, uno dei tecnici del suono presenti sul posto.

Sono state poi sviscerate un paio di esibizioni, come quella dei The Who - ad opera di Riccardo Storti - e quella di Jimi Hendrix, proposta da Antonio Pellegrini.

Ampio spazio ai ricordi da parte dei collaboratori storici: Giorgio Mora, Augusto Andreoli, Gianni Sapia, Luca Nappo, con l’esordio di Claudio Sottocornola e con l’aiuto dell’intenditore di cinema Gianni Novelli.

Carlo Bisio, esperto di sicurezza sul lavoro, ha affrontato i problemi legati all’organizzazione dei grandi eventi, mentre Mauro Selis, dall’alto delle sue competenze professionali, ha affrontato il tema delle droghe usate a Woodstock.

E veniamo a chi gentilmente si è prestato e ha inviato ”pesanti” testimonianze, musicisti e artisti vari.
Occorre partire da un italiano presente sul posto per lavoro, Lucio Salvini, a quei tempi responsabile del settore estero della Ricordi che, “sfruttando” il proprio ruolo, partecipò all’evento per tutta la sua durata: coinvolgente la sua memoria.

Ezio Guaitamacchi ci ha fatto un grosso regalo, permettendoci l’utilizzo della prefazione del libro “WOODSTOCK, i tre giorni che hanno cambiato il mondo”, di Mike Evans e Paul Kingsbury, realizzata da chi era presente in qualità di tecnico da palco, un certo… Martin Scorsese. E del book abbiamo scritto.

Ma non è l’unica testimonianza da “sopravvissuto”, perché un giovane studente italiano di fine anni ‘60, Simonluca, era casualmente da quelle parti e ci ha regalato il suo ricordo.

Alcuni italiani partirono e, arrivati nelle vicinanze, non riuscirono a trovare spazio di penetrazione e si “accontentarono” di vivere quell’atmosfera irripetibile, così come ci racconta Lino Vairetti nel suo pezzo.

Gli altri professionisti della musica che ci hanno voluto lasciare una testimonianza sono, in ordine sparso… Gianni De Berardinis, Paolo Siani, Luciano Boero, Oliviero Lacagnina, Gianni Leone, Tony Pagliuca, Bernardo Lanzetti, Vittorio Nocenzi e Andrea Mingardi.

Un ringraziamento particolare a Carlo Montana, che ci ha inviato alcune immagini delle sue creazioni, e a Valerio Gabrielli che, raccolta la nostra pubblica richiesta di “help” affidata al web, è stato l’unico “non abitué” a produrre materiale - davvero interessante -, un reportage fotografico, frutto di un recente viaggio, che racconta cosa sia Bethel ai giorni nostri. Da ora in poi Gabrielli non è più “foreigner”!

Ma cosa accadde in Italia dopo il festival di Woodstock? Ci fu opera di emulazione, col consueto ritardo?
Sono molti gli eventi importanti e conosciuti realizzati successivamente “a casa nostra”, ma Athos Enrile ne ricorda uno in particolare, vissuto in prima persona, a 17 anni, e le immagini che fanno parte dell’articolo riportano ad una minuscola “Woodstock” inventata ad Altare, nell’entroterra savonese, qualche memoria confortata da fotografie davvero toccanti.

Sempre Athos Enrile produce la conclusione, un suo vecchio scritto, “Il viaggio”, che in poche righe prova a delineare i 50 anni che ormai sono alle spalle.

Ultima citazione per Cristina Mantisi, la creatrice della copertina, incredibile artista a proprio agio in qualsiasi tipo di arte figurativa…

Che dire ancora… godetevi questo nuovo numero speciale di MAT 2020… a differenza di altre uscite questa non invecchia perché è già storia, un argomento che abbiamo voluto trattare tenendo conto dell’oggettività - necessaria soprattutto in questi casi -, inserendo però cuore e sentimenti personali, quegli stati d’animo che ci riportano ad un’età ormai lontana e, al contempo, ci permettono di commentare con il giusto distacco.

Però… c’è qualcosa che fa male, un’idea condensata ed estrapolata dal racconto del già citato Boero, parole che toccano e che fanno riflettere: “… era vivere come se il domani potesse essere un oggi replicato all’infinito”.
Un’illusione… era solo un’illusione, i tempi e gli spazi sono coordinate solitamente ben definite, e gli errori commessi si ripercuotono sul futuro e portano sempre in una direzione, e ad un certo punto del percorso arriva il conto da pagare, quasi sempre troppo salato, ma i giovani che si ritrovarono a Bethel, in quei tre giorni di agosto del 1969, tutto questo non potevano ancora saperlo…
Se avevi qualcosa la dividevi con qualcun altro, se qualcuno aveva bisogno di aiuto tu davi una mano. Non c’erano poliziotti. C’era della musica meravigliosa. C’era un gran numero di cose e persone belle che potevi incontrare. Cosa ci poteva essere di meglio?”.
Michel Lang


www.mat2020.com



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